La politica marittima dell’Unione Europea

  

Con i suoi 68.000 km di costa, l’Europa può essere definita un “continente marittimo”, circondata da 4 mari e due oceani(con l’ingresso della Romania e Bulgaria nell’UE i confini dell’Europa si estenderanno al Mar Nero): il ruolo del mare e degli oceani ne ha segnato la storia e continua a costituire fonte di ricchezza per la nostra economia e benessere per la nostra comunità. Le problematiche connesse al mare latu sensu inteso riguardano in primis l’ambiente, il trasporto, la sicurezza, tutte questioni che attraversano i confini degli Stati i quali non possono affrontarle prescindendo dagli altri Paesi, facendo comunque salvo il principio di sussidiarietà. Il 90% del commercio estero dell’Europa e il 40% del commercio interno all’UE avviene avvalendosi del trasporto marittimo, oltre a considerare l’incremento del transito di passeggeri negli ultimi anni (circa 350 milioni all’anno). Ma vieppiù: il ruolo del trasporto marittimo diventa strategico se lo si pone in relazione ai costi ambientali che comporta il trasporto delle merci su strada; a tal proposito, negli ultimi anni, l’Unione Europa è intervenuta per promuovere l’utilizzo e il potenziamento delle vie del mare, fondamentali rotte per lo scambio di merci, anche per le moltissime imprese che de-localizzano le produzioni (si pensi al programma Marco Polo già analizzato in passato in questa rubrica). Il potenziale offerto dal mare per la crescita economica e della forza lavoro dovrebbe essere meglio impiegato, specie assicurando la giusta relazione tra le attività che dal mare dipendono: trasporti marittimi, attività estrattive, pesca, attività industriali connesse al mare, attività di ricerca, attività legate al turismo hanno seguito da sempre ognuna un percorso distinto, pur essendo correlate; in altri termini non si è favorita la promozione di una politica unitaria in grado di rafforzare l’una l’altra le molteplici attività al mare legate, che spesso risultano anche essere in conflitto tra loro (si pensi all’ampliamento dei porti e all’impatto che hanno sulla pesca e sull’ambiente marino). La Commissione Europea si è posta come obiettivo proprio quello di considerare il mare e le attività ad esse connesse come un tutt’uno e ha pubblicato lo scorso 7 giugno un libro verde (Green Paper), che pone le basi per la creazione di una politica marittima dell’Unione Europea alla luce delle considerazioni innanzi svolte. L’obiettivo è quello di favorire un confronto sulle tematiche affrontate e pertanto di ottenere, entro il 30 giugno 2007, contributi al dibattito che interesserà tutta l’Unione Europea, un’occasione per partecipare ad un grande processo di consultazione su scala europea.

OBIETTIVI STRATEGICI – Tra gli obiettivi strategici che la Commissione Europea ha fissato per gli anni 2005-2009 rientra la necessità di istituire una politica marittima omnicomprensiva tesa alla crescita dell’economia marittima alla luce del principio dello sviluppo sostenibile e della tutela ambientale. La relazione della Commissione affronta in sette capitoli le problematiche legate al mare e alle sue attività, ne consideriamo in breve due: l’industria e la valorizzazione delle zone costiere. La Commissione analizza il potenziale economico offerto dalle attività marittime, grazie alle quali l’Europa è la prima potenza al mondo: lo sviluppo del trasporto marittimo catalizza anche altre attività – tra le quali la più importante è quella della costruzione delle navi- e consente lo sviluppo di attività ancillari quali quelle assicurative, bancarie, di brokeraggio, di consulenza etc. Anche il turismo è in grado di assicurare ottime performance alle imprese europee che costruiscono navi da crociera, un settore che ha visto, negli ultimi dieci anni, una crescita pari al 10% per anno e mantiene una posizione di leadership proprio per la capacità delle nostre imprese rispetto ai concorrenti asiatici, di produrre navi ed equipaggiamenti di alta qualità e di sofisticata tecnologia (in pratica a fronte di minor volume di tonnellate prodotte, l’industria europea vanta un fatturato molto più elevato di quello prodotto dalle imprese asiatiche). Per quanto riguarda il settore energetico, si deve considerare che il mar del Nord costituisce la quarta fonte mondiale di petrolio e gas, e che le vie del mare sono utilizzate per il trasporto di una grande quantità di risorse energetiche consumate in Europa. Dovrebbero in aggiunta essere promosse le ricerche e lo sfruttamento delle energie rinnovabili (vento, correnti oceaniche, onde, maree) che possano servire di elettricità le zone costiere. Inoltre le imprese europee hanno sviluppato ottime competenze nel settore tecnologico: attività di estrazione degli idrocarburi, operazioni nelle profondità marine e costruzioni delle relative sofisticate apparecchiature, ricerche oceanografiche etc., tutti settori in cui l’Europa eccelle e che deve far valere sul mercato mondiale.

LE ZONE COSTIERE – Se in passato la scelta di vivere sulla costa dipendeva dalla opportunità offerte dalla attività della pesca e in seguito dai porti e dalle attività ad essi connessi, il fenomeno di abitare sulla costa per semplice piacere è davvero recente, le semplici attrazioni naturali hanno alimentato una considerevole crescita demografica che ha, a sua volta, incrementato la domanda di servizi per queste aree. Alcune stime, ma non ci sono molti studi in materia, dicono che la metà della popolazione europea vive sulla costa o nei pressi, ma mancano studi relativi alla qualità degli alloggi, ai servizi offerti, agli effetti benefici della vita lungo le coste. Se il PIL è indicatore della crescita economica, è ampiamente riconosciuto che la crescita economica non riflette il benessere sociale, ad esempio con i normali indicatori non può valutarsi il valore non commerciale del mare. Il deterioramento dell’ambiente marino (il proliferare di alghe nel Mar Baltico o di meduse nel Mediterraneo, etc.) può ridurre la qualità della vita descritta, ma senza statistiche, diventa complicato da parte delle autorità competenti reperire indicazioni specie in relazione allo sviluppo delle attività economiche sulle zone costiere, pertanto occorre promuovere uno studio che affronti in maniera integrata e totale le varie problematiche sottese alla gestione delle zone costiere, in grado di orientare gli amministratori pubblici locali nelle relative scelte.

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