270 TO WIN – I sondaggi e le regole elettorali per la corsa alla Casa Bianca alle Presidenziali U.S.A.

Los Angeles – October 2008

 

A 6 giorni dall’Election Day gli ultimi sondaggi vedono Obama in calo rispetto agli 11 punti di vantaggio di qualche tempo fa; ora su base nazionale le statistiche gli accreditano un margine che va dai 3 agli 8 punti, con una base di consensi intorno al 50% della popolazione.
Evidentemente si sta facendo strada sotto data la diffidenza dell’elettorato bianco middle class verso Obama; gli analisti più accreditati ritengono infatti che le radici afroamericani del candidato democratico pesino un gap pari al 6% dei voti.
Tuttavia nella corsa alla Casa Bianca i candidati non fanno una corsa a due, ma devono conquistare i singoli Stati, che hanno un diverso peso specifico in termini di elettori, peso specifico che viene determinato sulla base del numero di abitanti presenti nel singolo Stato.
La mappa  qui sotto evidenzia quanto abbiano rilevato i singoli Stati nell’elezione di George W. Bush nel 2004, fino al superamento della fatidica soglia dei 270 elettori necessari per conquistare la Presidenza (gli stati repubblicani sono evidenziati in rosso, quelli democratici in blu).

In sostanza quindi l’elezione del presidente degli Stati Uniti non avviene direttamente da parte del popolo. Vengono nominati, Stato per Stato, dei delegati i quali, in seguito, in sede di Collegio nazionale, eleggono il presidente. Il candidato che vince per voti popolari in uno Stato, ottiene tutti i delegati dello Stato e dunque i relativi  “voti elettorali” (per esempio vincendo in California Obama otterrebbe  55 delegati e quindi 55 voti).
I delegati da nominare sono 538, 100 senatori e 438 deputati. La maggioranza più uno è per l’appunto pari a 270, il numero dei voti necessari per insediarsi alla Casa Bianca.

– I recenti sondaggi danno Obama in vantaggio negli Stati strategici ai fini del voto.
Fondamentale infatti risulta la disputa nei cd Swing States, stati cioè che storicamente hanno dato dei risultati elettorali altalenanti, laddove altri Stati manifestano intenzioni di voto ormai consolidate nel tempo (come California e Texas, roccaforti rispettivamente del Partito democratico e di quello repubblicano).
In Ohio, da sempre Stato chiave delle elezioni, secondo un sondaggio Survey USA di ieri  Obama è in testa 49-45%, così come è in vantaggio negli altri Swing States (e sembra che in base ai sondaggi debbano cambiare colore rispetto al 2004, con l’Ohio, anche gli Stati della Virginia, Nevada, Colorado, North Carolina, Florida, Missouri, Indiana, gli ultimi 3 di pochissimi punti percentuali). Insomma sulla base dei vari sondaggi, il sito Real Clear Politics  – un sito che gli americani consultano ogni giorno quasi in modo compulsivo per aggiornare le mappe elettorali – già attribuisce ad Obama un numero di elettori pari a  306, contro i 157 di McCain.
Ciò significa che per conquistare i suoi 270 voti McCain dovrebbe vincere in tutti gli “Swing States”, sovvertendo in sei giorni le indicazioni di voto rilevate in modo ormai conforme dai sondaggi di ogni provenienza politica.

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