G.C.C. Railway – La nuova ferrovia transarabica – 2.177 km. tra dune sabbiose e mare blu cobalto.

dal  Corriere della Sera/Corriere del Mezzogiorno  del 13 maggio 2015 

di Gaetano Chianura e Paolo Passaro

G.C.C.  Railway – La nuova ferrovia transarabica prevista nel 2018 – 2.177 km. tra dune sabbiose e mare blu cobalto.

Possibile un nuovo distretto tecnologico ferroviario nel Mezzogiorno d’Italia per l’indotto collegato ai grandi progetti del Middle East

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Immaginate di essere comodamente seduti in una confortevole poltrona ergonomica con largo spazio per le gambe e davanti un tavolino di perfetto design su cui poggiare il computer portatile o il tablet, viaggiando ad oltre 300 km/h.

Siete in un treno ad alta velocità, ovvio, ma lo scorrere del paesaggio fatto di dune sabbiose, palme e, in alcuni punti,del mare blu cobalto vi dicono che non siete in Europa, in America o in Giappone.

Siete nella modernissima ferrovia che collega Kuwait City con Muscat, ovvero dal Kuwait all’Oman, attraverso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, con un’estensione in Bahrain e Qatar.

Oggi, questa immagine è solo un sogno;  ma presto, nel 2018, sarà realtà.  2.177 km di binari che renderanno immediatamente obsolete anche le più recenti ferrovie europee, soprattutto quelle italiane, dove ancora si litiga tra cittadini se far passare o meno il treno ad alta velocità in un tunnel sotterraneo.

A denti stretti va fatta l’amara constatazione che mentre il mondo viaggia allineato al tempo attuale, 2015, l’Italia sembra ferma agli anni ’70 del secolo scorso. E il Mezzogiorno arranca come mai.

Ma torniamo all’investimento nei paesi del GCC, il cui acronimo sta per “Gulf  Cooperation  Council” e che riunisce le Nazioni sopra descritte. Secondo i dati dichiarati dal Direttore Generale dell’Unione Internazionale delle Ferrovie, recentemente intervistato sull’argomento, l’investimento complessivo supera i 250 miliardi di dollari, in dieci anni,  comprensivo delle ferrovie vere e proprie e dell’integrazione alle tratte di metropolitana nelle principali città.

E’ il nuovo Eldorado mondiale delle grandi opere. Ovvio che questi numeri facciano scatenare gli appetiti  di tutto il mondo. Con l’Italia in prima fila. Nella competizione tra i principali Contractor dei quattro continenti spiccano anche in senso numerico i consorzi italiani in gara.

Quello recentemente in appalto è un primo lotto in Oman (Oman National Railway project): circa 200 chilometri di ferrovia tra la città di Sohar, sulla costa a nord della capitale, fino a raggiungere Buraimi, nell’entroterra, al confine con gli Emirati. Il costo è di circa 3 miliardi per un troncone di lavori valutato circa 20 miliardi. Il bando, emesso lo scorso agosto, sarà aggiudicato nel corso del 2015.

Chi si aggiudica il primo appalto potrebbe mettere un’ipoteca sui successivi, per questo la prima gara ha una forte valenza strategica.  Il primo mattone spetta metterlo alla ORC, le Ferrovie del Sultanato. La società ha avviato un piano decennale di costruzione che porterà i binari fino a Salalah. . E già dalla scorsa estate ha iniziato a selezionare i concorrenti: 18 consorzi da tutti gli angoli del pianeta. Ci sono, tra gli altri, gli spagnoli di Fcc-Ferrovial e di Acciona, gli austriaci di Strabag, i tedeschi di Bau, i francesi di Vinci, i cinesi di China Railway e i coreani di Daewoo. Ma come detto non mancano i costruttori del Belpaese.

In prima fila c’è addirittura l’Eni con il suo braccio di ingegneria e progettazione Saipem (assieme alla Rizzani de Eccher). Un altro consorzio è capeggiato dalla Condotte Acque Potabili (la società idrica e ingegneria di proprietà della multiutility Iren e del comune di Torino) e vede anche la partecipazione del gruppo Gavio (con la Itinera). In gara c’è il colosso Salini-Impregilo (attualmente impegnato anche in un’altra opera gigantesca, il raddoppio del Canale di Panama). E la Italferr, la società di ingegneria del Gruppo Ferrovie dello Stato, che concorre per il subappalto della GCC Railway dall’americana Parsons Wodrow.

E’ tra l’altro notizia recente che la stessa Italferr si è aggiudicata un contratto da circa 30 milioni di euro per la ferrovia Saudi Landbridge, un progetto integrato alla GCC Railways che taglia orizzontalmente tutta l’Arabia Saudita dal Mar Rosso al Golfo Persico.

E’ motivo di orgoglio che la tecnologia e la competenza delle imprese italiane, conosciute nel mondo, la possa fare da protagonista in questo squarcio di futuro.

Tra l’altro non sono solo le grandissime aziende italiane a dare soddisfazione. Esiste un tessuto di medie imprese diffuse anche al Sud Italia, su tutte l’eccellenza MERMEC di Vito Pertosa (Monopoli, BA), leader nella diagnostica ferroviaria e in genere nell’alta tecnologia applicata al settore, in grado di fare da volano per lo sviluppo di un distretto meridionale dedicato all’indotto ferroviario e a servizio dei grandi progetti mediorientali (NB: anche Michele Mario Elia il nuovo A.D. di F.S. Italiane è nato in Provincia di Bari e dunque non potrà che guardare ad un simile disegno strategico con grande interesse ).

La nuova ferrovia che sta nascendo e che collegherà i Paesi del Golfo Persico, quindi, è un’eccellente occasione di proporre e imporre l’altissimo livello delle imprese italiane; nello stesso tempo è il segnale che è iniziato l’ultimo giro di pista, metaforico, per impedire la marginalizzazione a livello europeo e planetario dell’Italia e del suo Mezzogiorno.

 

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