Investimenti, Turismo, Calcio, Moda, Arte e Cultura – E’ il Qatar la nuova frontiera degli Italiani

dal Corriere della Sera/Corriere del Mezzogiorno del 16 Marzo 2015

di Gaetano Chianura

Dopo l’acquisto del distretto futuristico di Milano Porta Nuova da parte di Qatar Holding, è replicabile una nuova Costa Smeralda nel “tacco” d’Italia?

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http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/bari/economia/15_marzo_16/qatar-nuova-frontiera-sud-prossima-costa-smeralda-9fec12da-cc01-11e4-8c91-a5ac98a0fc70.shtml?refresh_ce-cp

 

 

 

 

Era il 1962 quando il principe ismailita Karim Aga Khan, folgorato dalla selvaggia bellezza della Sardegna, decise di farne, dal nulla, il regno del glamour, la Costa Smeralda.
La recente acquisizione in Italia da parte del Fondo Sovrano del Qatar ha rievocato negli Italiani le stesse sensazioni del tempo.
Dopo aver comprato qualche mese fa tutto il Canary Wharf, la seconda City londinese sede di Banche e Istituzioni finanziarie globali, il Fondo ha appena portato al 100 per cento anche il suo investimento in Milano Porta Nuova. Ora l’Emiro Al Thani e la Famiglia Reale sono i nuovi Signori di Milano.
Già proprietaria del grattacielo più alto d’Europa, la scintillante Shard, dai cui lussuosissimi ristoranti si domina il panorama londinese, ora Qatar Holding, il braccio operativo della Qatar Investment Authority, può annoverare nel suo portafoglio anche il grattacielo più alto d’Italia, quello dell’Unicredit, e in genere il quartiere più innovativo di Milano, esteso per 340.000 mq, con 25 edifici che contano 70.000 mq di uffici e spazi commerciali, più 380 appartamenti di lusso, aree pedonali, piste ciclabili e un parco di 90mila metri quadrati. Porta Nuova è la vera Manhattan italiana, il nuovo punto di ritrovo dei milanesi e tra le altre annovera realizzazioni di pregio internazionale frutto del genio tutto italiano, come il Bosco Verticale disegnato da Stefano Boeri.

La somma riscossa dai venditori (Unipol, Hines, Coima della famiglia Catella, altri fondi) dovrebbe aggirarsi intorno ai due miliardi di euro, una tra le più rilevanti operazioni immobiliari di sempre nel Belpaese, anche se ben oltre la metà del corrispettivo va a copertura dei debiti pregressi. L’operazione sembra scandire ineluttabilmente il declino continentale dei grandi immobiliaristi milanesi e ha fatto storcere il naso a tutti quelli che, vittime del solito italico provincialismo, stanno vivendo la vicenda come una vera e propria “colonizzazione”, una nuova “Conquista Islamica”(827 D.C). Va subito chiarito invece che la monarchia illuminata degli Al Thani ha ben poco a che vedere con i fondamentalisti del sedicente “Stato Islamico” e il piccolo e arido Stato arabo nell’ultimo decennio ha conquistato le più iconiche compagnie del vecchio continente e i suoi gioielli immobiliari più prestigiosi, accreditando così un disegno di egemonia culturale, industriale e finanziaria su scala mondiale. Il soft power del ricchissimo Paese, omaggiato dalla natura con uno dei più grandi giacimenti di gas naturale, si sta ampliando in modo esponenziale in tutti i settori strategici del Mondo Occidentale, dai Media Networks alla moda, dall’energia all’areonautica, dalla finanza alla distribuzione; Harrods, Printemps, Barclays, Valentino, il consorzio Costa Smeralda, Veolia, Lagardere, Total, Volkswagen, LMVH, sono solo alcuni degli investimenti europei del Fondo Sovrano e delle sue emanazioni, ma in genere tutto ciò che possa accrescere la reputazione mondiale del Paese finisce per confluire nelle casseforti di Stato, che ormai contano assets per ben oltre cento miliardi di dollari, oltre tre quelli italiani. L’ultima frontiera è il calcio, avventura iniziata con le sponsorizzazioni del Barcellona e con l’acquisto del mitico Paris Saint Germain, e poi culminata nella controversa, ma ormai definitiva aggiudicazione dei Mondiali di Calcio del 2022, per i quali il Paese ha investito oltre 100 miliardi di dollari per realizzare in meno di dieci anni, stadi, progetti immobiliari innovativi, vere e proprie città del futuro, che ben presto contraddistingueranno il Qatar come Paese di assoluta avanguardia mondiale sul piano architettonico e culturale. Ma mentre il meglio del management mondiale assoldato dalla Famiglia Reale fa la spola tra Londra, Parigi, New York e le grandi capitali mondiali, a caccia di esclusivi trofei industriali o immobiliari, in casa l’Emirato vive le contraddizioni religiose, culturali e strategico-militari (il Qatar ospita due basi USA) proprie di un Paese che fa da cerniera tra il blocco occidentale e quello mediorientale. Medio Oriente ora quanto mai frammentato a causa dell’inquietante instabilità dell’area del Maghreb e del Mashreq dopo l’esplosione delle Primavere Arabe e l’avvento dell’ISIS, in un quadro reso ancora più complesso dall’approccio in genere antagonista dell’Iran sciita e delle sue derivazioni locali nonché dalla rivalità con l’Arabia Saudita a cui il Qatar contende il ruolo di baluardo del conservatorismo islamico sunnita. Tale ultimo fronte ha visto recentemente un balletto di ambasciatori in ambito GCC, prima quelli di Emirati Arabi, Bahrein e Arabia Saudita in Qatar ritirati qualche mese fa per arginare l’ambizioso disegno qatarino di fondare una vasta area moderata sunnita avente come comune denominatore la “fratellanza musulmana”, che aveva tra l’altro già espresso in Egitto il Presidente democraticamente eletto Morsi. Ed è invece di questi giorni la decisione del Qatar di richiamare il suo ambasciatore in Egitto dopo alcune controverse dichiarazioni del delegato egiziano presso la Lega Araba in occasione dei recenti bombardamenti del generale al-Sisi alle roccaforti dell’ISIS in Libia. Sullo sfondo di questa grande instabilità dell’area probabilmente sono in gioco anche rilevanti interessi economici, legati allo sfruttamento dei vari giacimenti naturali e al passaggio in sicurezza dei gasdotti dal giacimento North Field fino alla sponda europea. Dunque come visto finora, enormi interessi energetici, ma anche industriali e finanziari, possono da soli evocare l’immensa portata strategica per l’Italia di un Paese come il Qatar e farci giudicare come sensazionale questo risultato di Milano Porta Nuova. Il salvataggio di Alitalia da parte della compagnia di Abu Dhabi ha già dato la misura di come le petromonarchie stiano salvando il capitalismo industriale e l’infrastruttura di base dell’Occidente. Ma il caso del Qatar è un po’ diverso. E’ una relazione preziosa e che va coltivata con un’operazione di sistema, anzitutto attraverso una task force che consenta ai contractors nazionali l’accesso agli appalti per le grandi infrastrutture dei Mondiali 2022 e che sia orientata altresì all’attrazione degli investimenti esteri, che specialmente nel comparto del turismo potrebbero apportare grande slancio al sistema Italia(in questo senso molto positivo è l’accordo di Joint Venture fatto da Qatar Holding con il Fondo Strategico della Cdp). Tutto ciò non solo perché ci serve o perché pecunia non olet, ma anche perché l’Emirato di Doha ha un tale senso del bello, della cultura, dell’arte, del sostenibile, da farne il partner perfetto dell’Italia, ricca di bellezze turistiche e culturali da valorizzare, ma anche, nonostante tutto, ancora il regno dello stile e della tradizione manifatturiera e agroalimentare continentale. Le potenzialità di questo incontro tra Paesi così diversi ma così complementari sono semplicemente straordinarie e tali da generare enormi sinergie che restituirebbero finalmente a noi Italiani una dimensione e un rispetto planetario.

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